Fimmg-CREA Sanità: semplificazione per favorire l’aderenza terapeutica
Aderenza terapeutica, tanti gli strumenti per migliorarne i livelli con benefici diretti sia sulla salute dei pazienti sia sui costi sostenuti dal Sistema Sanitario Nazionale. Tecnologie, medici di base, farmacisti e infermieri sono i principali attori coinvolti.In particolare, per i medici di famiglia la ricetta da mettere in atto fa leva sulla semplificazione del regime farmacologico, l’educazione terapeutica e la redazione di uno schema ad hoc per la somministrazione dei farmaci. Sono queste le principali evidenze della ricerca “I problemi di aderenza alle terapie in campo cardiovascolare”, promosso dal centro studi FIMMG e C.R.E.A. Sanità, realizzato con il contributo non condizionato del Gruppo Servier in Italia. Lo studio ha coinvolto 823 medici: il 6,8% con meno di 40 anni, il 4,0% tra i 40 e i 50 anni, il 31,7% tra i 50 e i 60 anni e il restante 57,5% più di 60 anni.
“Dall’indagine – commenta Paolo Misericordia, responsabile centro studi FIMMG – emerge con evidenza che i medici ritengono fondamentale, ai fini del miglioramento dell’aderenza ai trattamenti, l’organizzazione della propria attività. La presenza di personale di studio e infermieristico, e la disponibilità di algoritmi informatici di supporto, costituiscono gli elementi che maggiormente possono incidere nell’incremento dell’aderenza alle terapie proposte. Per questo stesso obiettivo la survey conferma quanto per i medici sia importante l’intervento sulla semplificazione del regime farmacologico, premessa migliore per rendere efficace le attività di educazione terapeutica del paziente”.
Per i medici di famiglia, gli elementi alla base dello scollamento tra terapia prescritta e atteggiamento del paziente sono diversi: presenza di disturbi cognitivi/psichiatrici, complessità della terapia, scarsa consapevolezza della malattia, comorbidità, livello culturale del paziente. Tra le ragioni riferite dagli assistiti, invece, si collocano con maggiore frequenza: il timore di effetti collaterali o la loro effettiva (o presunta) insorgenza.
“I risultati della ricerca – aggiunge Barbara Polistena, Direttore generale di C.R.E.A. Sanità – riflettono una soddisfazione non del tutto completa da parte dei medici per le politiche regionali, neppure per quelle dove l’aderenza ha rappresentato un esplicito obiettivo. Chiare le priorità: la semplificazione terapeutica – anche attraverso il ricorso a strumenti innovativi come la telemedicina -, la formazione degli operatori e l’educazione terapeutica”.
“Il problema dell’aderenza è un classico fenomeno multidimensionale e legato ai comportamenti: contano le caratteristiche del paziente, moltissimo anche la relazione medico-paziente, e tanti altri fattori – aggiunge Federico Spandonaro, Presidente del Comitato Scientifico di C.R.E.A. Sanità – che quindi vanno affrontati in modo sistematico e complessivo: d’altra parte si tratta di una priorità anche economica, visto che tutti gli studi dimostrano che tra lo strato di popolazione a maggiore e quello a minore aderenza esiste un evidente gradiente positivo di costi; la riduzione dei costi totali nella popolazione a maggiore aderenza è risultata del 46% nei pazienti affetti da diabete, del 25% nei pazienti affetti da ipertensione e del 38% nei pazienti affetti da ipercolesterolemia, compensando ampiamente l’incremento dei costi degli interventi (ad esempio) farmacologici”.
Per i medici di medicina generale le patologie sulle quali impatta maggiormente la mancata aderenza sono le malattie croniche respiratorie, seguite dall’ipertensione arteriosa.
Il software gestionale ambulatoriale viene considerato dai medici il miglior supporto (71,8%) al fine di monitorare l’aderenza alla terapia da parte dei pazienti. A seguire si colloca l’infermiere di studio (46,0% dei MMG che ne hanno disponibilità), che rappresenta anche la figura professionale che, oltre al medico, può meglio intervenire per migliorare l’aderenza terapeutica (69,0 per cento).
Il 79,7% degli intervistati ritiene che una maggiore informazione/formazione dei diversi operatori possa contribuire a un miglioramento dell’aderenza terapeutica; il 56,6% considera opportuno il ricorso a tecnologie evolute, anche la telemedicina, per monitorare/migliorare l’aderenza alla terapia.
“L’aderenza terapeutica – commenta Viviana Ruggieri, portavoce del Gruppo Servier in Italia – è una priorità per il nostro Gruppo. Da diversi anni siamo impegnati nel delicato processo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e non possiamo che sostenere e incoraggiare iniziative come questa, promossa da FIMMG e C.R.E.A. Sanità.
Servier in Italia ha avviato la campagna #ioAderisco, finalizzata proprio a mettere in campo politiche di contrasto alla non aderenza. Uno slogan che si è presto tradotto nella volontà di essere promotori, in un contesto più ampio, di percorsi e stili di vita sani e corretti, partendo proprio dal rispetto delle indicazioni terapeutiche”.